Endless Love, il test del DNA su Deniz era truccato: chi ha scambiato il ciuccio
Endless Love, la verità sul test del DNA di Deniz: Kemal era arrivato a un passo dallo scoprire di essere il padre, e il referto è tornato indietro dicendo il contrario. In questo video rimettiamo in fila come è stata tenuta in piedi quella bugia: il ciuccio che Leyla riesce a portare via, il ciuccio identico che Asu mette al suo posto su ordine di Emir, la finta trasfusione con il medico corrotto, e il dettaglio che alla fine non si è potuto falsificare. Nel video: Kemal, Nihan, Emir, Deniz, Ozan, Asu, Leyla, Zehir, Ayhan.
Il video con tutte le anticipazioni, sul canale Serie TV Fans.
C'è un ciuccio, in questa storia. Un ciuccio di plastica, uno di quelli che costano due euro, e per qualche giorno quell'oggetto è stato la cosa più importante di tutta Endless Love.
Il ciuccio che valeva una verità
Facciamo un passo indietro, perché senza il punto di partenza questa storia non si capisce.
Perché Nihan ha sposato Emir
Nihàn non ha sposato Emìr per amore. Non ha nemmeno scelto. Suo fratello Ozàn era finito nei guai, rischiava il carcere, e Emìr le ha messo davanti l'unica strada che restava: diventare sua moglie. Nihàn ha detto sì. E per farlo ha dovuto rinunciare a Kemàl, l'uomo con cui aveva costruito tutto quello che aveva in testa per il futuro. Non gli ha spiegato niente. Lo ha lasciato senza una ragione, e questo è importante, perché tutto quello che succede dopo nasce da lì.
Kemàl se ne va da Istanbul. Va a lavorare in miniera, a Zonguldàk. Lavoro duro, buio, lontanissimo da tutto. È il modo in cui un uomo si toglie di mezzo quando non riesce più a stare nella città dove vive la donna che ha perso.
Il rapimento di Deniz e il ricatto
Poi succede la cosa che nessuno dei due aveva previsto. Nihàn scopre di essere incinta. E il bambino non è di Emìr. È di Kemàl. A quel punto Nihàn fa la seconda scelta pesante della sua vita: scappa. Sparisce. Passa un anno intero prima che qualcuno la ritrovi, e la ritrovano a Londra, dove nel frattempo ha partorito una bambina. La chiama Denìz.
Quindi mettiamo in fila i fatti: Denìz nasce lontano da Istanbul, nasce da una donna sposata con un uomo che non è il padre, e nasce con un cognome che non le appartiene. Da questo momento in poi la sua identità è una bugia che qualcuno deve mantenere in piedi ogni singolo giorno.
E allora la domanda vera è un'altra: se Nihàn era riuscita a sparire, perché è tornata?
Perché Emìr l'ha trovata. E quando l'ha trovata non ha discusso, non ha trattato, non ha minacciato a parole. Ha preso la bambina. L'ha portata via da Londra e l'ha riportata a Istanbul, e a quel punto il ricatto si è scritto da solo: se non torni da me, non la rivedi più.
Guardate cosa succede a quel punto, perché è il meccanismo che regge tutta la seconda parte della serie. Nihàn torna. E tornando deve dire in pubblico che Denìz è figlia di Emìr. Non è una bugia che le viene imposta e basta: è una bugia che a un certo punto conviene anche a lei, perché finché tutti credono che quella bambina sia di Emìr, Emìr non ha motivo di farle del male. La bugia diventa la corazza della figlia.
E conviene enormemente a Emìr, per il motivo opposto. Quella bambina è la catena che tiene Nihàn dentro casa sua. Non è affetto, è proprietà. Una figlia che non è sua vale, ai suoi occhi, molto più di una figlia sua, perché una figlia sua non lo renderebbe padrone di nessuno.
Kemal ci prova con la scienza
Ecco perché voglio chiedervelo adesso, a metà strada, e voglio una risposta secca. Nihàn, tacendo per anni, ha protetto sua figlia oppure ha rubato a Kemàl il diritto di sapere di essere padre? Non c'è una risposta comoda. Scrivete PROTETTA se pensate che non avesse alternative, scrivete RUBATA se pensate che a un certo punto una scelta ce l'avesse. Leggo tutto, e nei commenti su questo argomento vi dividete sempre esattamente a metà.
Andiamo avanti, perché a un certo punto la bugia viene attaccata. E viene attaccata nel modo più moderno possibile: con un esame di laboratorio.
Kemàl comincia a fare i conti. Le date non tornano. Il modo in cui Nihàn si comporta quando lui si avvicina alla bambina non torna. E soprattutto non torna una cosa semplicissima: perché una donna che ha passato un anno nascosta dovrebbe tornare proprio dall'uomo da cui era scappata? Kemàl arriva alla conclusione più ovvia e più impensabile insieme: Denìz potrebbe essere sua.
Solo che Kemàl non è uno che si accontenta di pensarlo. Vuole una prova. E qui entra in scena Lèyla, che riesce a portargli via il ciuccio della bambina. È il campione perfetto: saliva fresca, nessun sospetto, nessuno che si accorge di niente.
La mossa più fredda di Emir
Solo che Emìr lo viene a sapere. E qui c'è la mossa che secondo me è la più fredda di tutta la serie. Emìr non distrugge il ciuccio. Non lo nasconde. Ordina a sua sorella Asù di prenderne uno identico e di scambiarlo. Identico. Stesso modello, stesso colore. Il ciuccio arriva in laboratorio, il laboratorio fa il suo lavoro onestamente, e il risultato torna indietro dicendo che Kemàl non è il padre.
Capite la differenza? Una prova distrutta insospettisce. Una prova sostituita convince. Kemàl non ha ricevuto un silenzio, ha ricevuto una risposta. E una risposta chiude la domanda.
E non è finita, perché quando la bambina si ammala con la febbre alta, Emìr si copre anche da quel lato: con la complicità di un medico corrotto fa credere che a Denìz sia stata fatta una trasfusione con il suo sangue. Un padre che dona il sangue alla figlia. Davanti a una scena così, chi vuoi che continui a dubitare.
L'unica cosa che non si poteva scambiare
Quindi la domanda diventa: se un test di laboratorio si può truccare e un medico si può comprare, cosa resta che non si possa scambiare?
Resta una cosa sola. Una cosa che nessuno pensa a sorvegliare, perché non è un oggetto: un capello.
Kemàl ci riprova, e stavolta non passa da un laboratorio a cui qualcuno può arrivare prima di lui. Si organizza con Zehìr e Ayhàn, i due uomini di cui si fida davvero, ed entrano nell'appartamento di Nihàn. Non rubano niente di prezioso, non lasciano segni. Prendono un capello di Denìz e se ne vanno.
Poi passa una settimana. Una settimana intera di attesa, che nella serie è tutta giocata sui silenzi. E dopo quella settimana arriva il referto che chiude la questione: Denìz non è figlia di Emìr.
Guardate che il referto non dice "è figlia di Kemàl". Dice che non è di Emìr. Ma a Kemàl quel dettaglio basta e avanza, perché lui sa perfettamente qual è l'unica altra possibilità.
E la reazione di Emìr a questo punto è quella di un uomo che ha capito di aver perso lo strumento con cui teneva in piedi tutto. Arriva a portare la bambina su una scogliera per far credere a Nihàn di averla buttata di sotto: nella scena, al posto della bambina c'è una bambola. È il momento in cui il personaggio smette di essere un manipolatore e diventa qualcos'altro, e non a caso è la sequenza che il pubblico italiano ricorda peggio di tutte.
Tre oggetti finti, uno dietro l'altro
Adesso una cosa la dico dichiarandola per quello che è, cioè una lettura mia, non un fatto scritto nella serie. Secondo me la storia di Denìz non è una sottotrama di Endless Love: è il vero motore di tutto il secondo tempo. Ogni volta che Kemàl si avvicina alla verità, la serie non gli mette davanti un nemico, gli mette davanti un oggetto scambiato. Il ciuccio, la sacca del sangue, la bambola sulla scogliera. Tre oggetti finti, uno dietro l'altro. E l'unica cosa che alla fine non si è potuta falsificare non era un oggetto: era un capello caduto in casa.
Perché resta una domanda che questo video non ha ancora toccato, ed è quella da cui riparte la storia. Quando finalmente Nihàn smette di mentire e dice a Kemàl, con la sua voce, che Denìz è sua figlia, lui non reagisce come ci si aspetterebbe. Non c'è la scena della gioia. C'è qualcos'altro.
E quel qualcos'altro merita un video tutto suo.


