La Rosa della Vendetta, Gülcemal scava a mani nude e trova Deva sepolta viva — poi le taglia il filo dell'aquilone: «Non sei mai stata importante»
La scena più angosciante della serie: Gülcemal scava disperatamente nel terreno e stringe tra le braccia una Deva esanime, sepolta viva — e il soffio di vita torna appena in tempo. Ma il sollievo dura poco: convinto che il rapimento sia stato orchestrato da Deva insieme a Zafer, la fa trasferire in una stanza lontana dalla sua e le nega ogni parola. Quando lei prova a riconquistarlo facendo volare un aquilone — il simbolo della sua infanzia spezzata — lui taglia il filo e la gela: «Qualsiasi gesto affettuoso era solo un calcolo».
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Il dettaglio che spiega quel gesto: il giorno in cui il padre morì, Gülcemal e Gülendam erano fuori a far volare l'aquilone che lui aveva regalato loro — e lo persero.
Il salvataggio e il perdono impensabile
Gülcemal ritrova Deva sotto la terra e la porta al sicuro senza lasciarla sola un secondo. La sete di vendetta contro gli uomini che l'hanno quasi uccisa brucia forte, ma davanti alle suppliche di lei accade l'impensabile: li risparmia, tradendo ogni suo principio. Tornano a casa insieme, accolti con sollievo da tutti, e Deva racconta l'orrore di essere stata sepolta viva. Il racconto scuote anche Mert, che poco dopo tenterà un bacio e verrà respinto con fermezza — Deva non vuole più avere nulla a che fare con lui.
Il sospetto che avvelena tutto
La tregua si spezza quando Gülcemal scopre il doppio gioco dietro gli accordi con gli italiani: dietro c'è Zafer. Da quel momento è convinto che Deva abbia collaborato con lei per ordine suo, e che perfino il rapimento sia stato messo in scena. Le fa togliere le cose dalla stanza, la manda a dormire lontano, la tratta con freddezza glaciale. Deva, che intanto si accorge di provare qualcosa per lui, non capisce il motivo di quel muro. Una sera, nascosto nell'ombra, lui la ascolta raccontare a una bambina — trasformando la fiaba nella propria storia — di come il suo cuore si sia aperto all'amore per lui: resta in silenzio e si allontana, e i due si cercano nel buio senza incontrarsi mai.
L'aquilone tagliato e la ferita d'infanzia
Deva prova la carta più simbolica: fa volare un aquilone sperando di riconquistarlo. Non poteva sapere quanto quel gioco pesi: Gülendam le aveva appena raccontato che il giorno della morte del padre lei e il fratello erano fuori con l'aquilone regalato da lui, lo persero, e al rientro trovarono l'uomo senza vita. Gülcemal, sopraffatto, taglia brutalmente il filo. E quando Deva gli chiede conto della distanza, la risposta è una lama: non l'ha mai considerata importante, ogni gesto affettuoso era solo calcolo, ed è libera di andarsene.
Armağan, la lettera nella cassaforte e la trappola dell'appalto
Intanto arriva Armağan, fratellastro in fuga dalla madre Zafer, convinto che Gülcemal sia suo fratello per parte di padre; con İpek organizza la ricerca della verità, e dalla cassaforte di Zafer esce una lettera indirizzata a Mustafa che lo accusa di aver abbandonato la famiglia. E c'è la partita più grande: la gara d'appalto che Zafer vince all'ultimo con un rilancio si rivela una trappola. Gülcemal la convoca davanti a un tavolo coperto di denaro — il pagamento per liberarla dall'impegno con gli italiani — e le rivela di aver scoperto il suo doppio gioco: «Prendi i soldi, ti serviranno dopo che ti avrò distrutta». Quando lei ordina ad Armağan di seguirla, il ragazzo rifiuta e sceglie il fratello.
E secondo voi?
Gülcemal si pentirà di aver tagliato quel filo quando scoprirà che Deva era innocente? E la lettera trovata nella cassaforte dice davvero quello che Armağan e Deva credono? Diteci le vostre teorie nei commenti.